punto del non ritorno
il sole scalda le pietre, i fiumi, i laghi e la terra.
non ho voglia di scrivere, come del resto negli ultimi tempi.
ma lo faccio, per esternare il mio malessere a me stesso. per farmi capire che qui sto male.
qui. a casa.
sottile controsenso con la diffusa teoria della casa dolce casa.
ma entro nel profondo, non mi limito ad accusare a caso.
vita che si spegne senza che io riesca a far niente, pur accorgendomi del tutto: stessa aria, vecchia e irrespirabile; stesse persone e relativi pensieri, chiusi e ipocriti, finti padroni della propria vita e delle loro parole; stessi sguardi e opinioni che non potranno mai cambiare poichè sigillate tra queste antiche montagne.
discorsi e sguardi globalizzati nonostante mai si siano allontanati dal nido materno. da lassù, nascosti tra le fronde degli alberi, si riesce ad essere despoti e giudici della pura apparenza, indicata come veritiera e giusta, ma mai ci si avventura nel dubbio del paesaggio circostante, perchè è proprio il concetto di oltre a far paura.
oltre.
limite invalicabile per assicurarsi che le proprie idee e sentenze siano sacrosante verità, ma consapevoli in fondo di vivere nel nulla rispetto a ciò che esiste là fuori.
tutto ciò mi fa sentire fuori luogo. tutto ciò mi fa sperare solo in me stesso.
tutto ciò mi fa desiderare il viaggio.
e il non ritorno.


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