peccati di gola - ode al rototom
assaggi la libertà e ne vuoi subito mangiare la parte più grande che ti è concessa.
ti ritrovi con le briciole, pentito di non aver usato parsimonia ed esserti saziato prima del dovuto. ma appena te ne si presenta un altro trancio, lo afferri e lo divori senza dubbi ne rimorsi.
e ti accorgi che di libertà non ci si sazia.
vivere allo stato brado, in un microcosmo che pare proprio costruito sulle tue utopie. cosa immateriale ed impensabile che tutto ad un tratto si fa realtà concreta, palpabile.
inizi ad assaporarne il gusto ma ti accorgi che hai la lingua troppo fremente per attardarti nei preliminari, già così tanto svolti nelle lunghe attese prima del pasto. spalanchi la bocca, ma è troppo piccola per tenere così tanto nettare di libertà.
il gusto è sovrastato dal suo sapore intenso.
allora cerchi di ingoiarla a forza, aprendoti al tutto che poco prima ti sembrava inesistente.
ora non puoi più chiudere la bocca; il flusso di energia libera e vibrante collega l'esterno al tuo stomaco e ormai sarà difficile fermarlo.
e comunque, tu non vuoi fermarlo.
non vuoi.


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