la parte accessibile della mia mente

parto, arrivo, cammino, corro, attendo, rifletto, ondeggio, barcollo, cado, mi rialzo e ricomincio. tutte le mie mosse (o quasi) aperte al pubblico dalle 0.00 alle 24.00 senza giorno di chiusura.

Tuesday, March 27, 2007

piove sul bagnato

parto.
e fuori piove. il tempo piange la sofferenza di un mondo al contrario.
ma ci vogliono delle lacrime per riuscire ad asciugarle.
il contorno esterno è così definito, per l'interno c'è ancora da lavorare. pazienta.
parto, sì.
anche se sono solito tralasciare elementi descrittivi particolari del mio consueto vivere, prediligendo magari livelli più elevati ed altrettanto vacui del mio pensare, ora scrivo didascalicamente. ne ho voglia.
finalmente non sono più un piccolo embrione nato e morto (o natomorto, considerata la noia generale) intorno alla mia piccola tana. inizio a sfruttare le mie lunghe ali e lascio senza timore l'alveare.
me ne vado all'estero, e ci resterò per un bel po'. ovviamente tutto è posticipato alle idi di settembre, ma la notizia è di questi giorni. e in spagna già fervono i preparativi.
è un piccolo passo, certo. ma si contano sulle dita gli altri insetti che l'hanno fatto.
nessun sorriso esterno, lascio 22 anni di mio puro nettare vitale. ma sono sicuro che mi nutrirò d'altro: parole tanto vigorose quanto consumate come libertà e aria nuova.
e ne ho bisogno, perchè senza non respiro. e se fino ad ora riuscivo a crearmele in mente, adesso che ne ho sentito il profumo di sfuggita, non posso saziarmi fino a che non inizio ad assaporarle.
ora basta però.
tronco la scrittura e l'enfasi che sta montando in me.
e mi saluto.

Monday, March 05, 2007

libero. ma davvero.

e così, d'altronde
torno a picchiettare frenetico su scassate tastiere che vedono il tempo che le colora di vecchio.
senza ancora un motivo. uno sfogo generico prendendo spunto da piccoli accorgimenti di tempo libero, che di questi periodi si fanno sentire.
sto, come sempre. anche se ammetto che la forza di gravità si fa sentire, a lungo andare. ci si abbassa e si prediligie il lato più facile. inerzia di svogliatezza.
ma d'altra parte, è il clima, si sa.
penso semplicemente che è difficile separare il concetto di scrittura a quello di messaggio significativo da comunicare.
ma in alcuni casi invece si potrebbe iniziare a spensierare su fogli intonsi o saltellare su tasti consumati senza un motivo valido, un obiettivo finale. così faccio io.
già. in questo frenetico mondo, dettato dal puro e continuo affannarsi nella ricerca spasmodica della prossima cosa da poter fare, non risalta più il momento idilliaco in cui ci si vuole fermare.
quindi stop. guardare passare avanti le altre formiche operaie instancabili. osservare da fuori, prendere una pausa (anche se chiamandola così si da più spessore al consueto e irrazionale correre).
emanare sensazioni fresche e frivole, profumate di poter finalmente fare ciò che si è nati per fare, atto supremo della libertà umana: pensare. senza un fine specifico, nessuno detta regole.
così io prendo il mio tempo e sorrido al suo passaggio, perchè mi industrio immergendomi nella società spasmodica odierna, ma consapevole di poter balzare fuori in ogni momento, libero.
libero.
sì, libero.