piove sul bagnato
parto.
e fuori piove. il tempo piange la sofferenza di un mondo al contrario.
ma ci vogliono delle lacrime per riuscire ad asciugarle.
il contorno esterno è così definito, per l'interno c'è ancora da lavorare. pazienta.
parto, sì.
anche se sono solito tralasciare elementi descrittivi particolari del mio consueto vivere, prediligendo magari livelli più elevati ed altrettanto vacui del mio pensare, ora scrivo didascalicamente. ne ho voglia.
finalmente non sono più un piccolo embrione nato e morto (o natomorto, considerata la noia generale) intorno alla mia piccola tana. inizio a sfruttare le mie lunghe ali e lascio senza timore l'alveare.
me ne vado all'estero, e ci resterò per un bel po'. ovviamente tutto è posticipato alle idi di settembre, ma la notizia è di questi giorni. e in spagna già fervono i preparativi.
è un piccolo passo, certo. ma si contano sulle dita gli altri insetti che l'hanno fatto.
nessun sorriso esterno, lascio 22 anni di mio puro nettare vitale. ma sono sicuro che mi nutrirò d'altro: parole tanto vigorose quanto consumate come libertà e aria nuova.
e ne ho bisogno, perchè senza non respiro. e se fino ad ora riuscivo a crearmele in mente, adesso che ne ho sentito il profumo di sfuggita, non posso saziarmi fino a che non inizio ad assaporarle.
ora basta però.
tronco la scrittura e l'enfasi che sta montando in me.
e mi saluto.

